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Anniversario: Luigi Sturzo, 60 anni fa…

Esattamente 60 anni fa, l’8 agosto del 1959, si spegneva a Roma don Luigi Sturzo. Lo ricordiamo con un brano  tratt0 dal prezioso sito sturziano www.servirelitalia.it – che ne confermano ancora una volta la lungimiranza dei giudizi dopo tanti decenni trascorsi tra Prima e Seconda Repubblica.

“Molti italiani aspettano tutto da Roma e maledicono la lentezza romana; i siciliani aspettano tutto da Roma e da Palermo, e maledicono Roma e Palermo. Anche provincie e comuni sono abituati a ricevere tutto dal centro. Non domandano autonomia e mezzi propri, forse perché pensano di non poterli mai ottenere. Domandano aiuti, favori, sussidi, concorsi, creando così clientele, cointeressi e soggezioni che mortificano ogni vera autonomia”. (Politica di questi anni – pag. 125).

“Noi latini, più degli altri paesi, soffriamo di astrattismo teorico per colpa di quelle generalità di idee e di quella facilità di intuizioni, che mal suppliscono alla mancanza di studi pratici e accurati dei problemi tecnici. Così è facile cadere dagli enunciati teorici alla demagogia delle promesse. I programmi concreti si perdono nel mare magno delle parole. Se a ciò aggiungiamo l’asprezza delle polemiche, che distraggono dalla visione dei problemi pratici, tanto più quanto gli stessi problemi sono di difficile soluzione, si vedrà che il corpo elettorale si troverà con una serie di promesse di felicità avvenire che i Dulcamara politici forniscono come infallibili elisir di lunga vita”. (Politica di questi anni – pagg. 89-90).

“L’italiano medio, che ha fatto l’esperienza della demagogia e della dittatura pagandola assai cara, dopo la guerra non è caduto nella trappola del comunismo, anch’esso demagogo e dittatoriale. Ma si è fermato a metà strada: non gli dispiace una demagogia spicciola, che gli prospetti la soluzione rapida di tutti i problemi; non gli dispiace un paternalismo di Stato al quale appoggiarsi, con un Tesoro pronto a sborsare per tutti, creando un parassitismo che va dalla grande industria agli enti statali e parastatali, e con una finanza che moltiplica le esenzioni fiscali con ritmo accelerato. Non gli dispiace l’intervento statale in tutte le occasioni e per tutte le necessità. Per questo lo Stato comunista, che è il più povero e il più tiranno di tutti, sollecita le fantasie popolari e diviene un mito. Sulla via degli interventi statali, la scivolatura demagogica porta a un tale statalismo, che può paragonarsi ad un comunismo larvato. È questo il lato più tragico di un Paese esasperatamente individualista, ma che allo stesso tempo aspetta molto dal ‘dio Stato’”. (Politica di questi anni – pagg. 347- 348).

“A me sembra che i partiti e i sindacati abbiano inoculato nelle vene degli italiani una infantile fiducia nel potere magico delle leggi. Nelle due passate legislature sono state varate migliaia di leggi. È legittimo dubitare che una tale grande mole di leggi possa essere facilmente attuata, mentre si ha l’impressione che molte leggi siano state fatte ad personam o ad categoriam con vero carattere privatistico”. (Scritti giuridici – pag. 283).

“La mia esperienza mi ha sempre provato che i cattolici che entrano in partiti strettamente politici non solo perdono il senso dell’apostolato sociale e morale che si dovrebbe trovare nei partiti di ispirazione cristiana, ma si attaccano troppo agli aspetti materiali e utilitari della politica e non riescono più a distinguere tra i mezzi onesti e quelli che chiameremo discutibili. Questi cattolici finiscono per diventare una minoranza isolata e senza influenza in mezzo a una maggioranza troppo materialista. Un partito per i cattolici non deve essere soltanto uno strumento politico, ma deve avere un programma ideale e morale”. (Coscienza e politica. Note e suggerimenti di politica pratica – pag.106).

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