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Leonforte: Attore e Spettatore un bel libro di poesie di Carlo Salamone

 Nella scenografica cornice del Circolo di Compagnia di Leonforte di cui è presidente il pediatra Paolo Mineo, sabato 16 giugno scorso Carmelo Salamone ha presentato l’ultima sua antologia poetica (45 liriche) dal titolo “Attore e Spettatore” che ha il pregio di contenere delle immagini grafiche (ventisei) a inchiostro e acqua, i cosiddetti ink wash, dell’artista catanese Pippo Failla e una eloquente prefazione dell’editore Antonello Longo.

 Il poeta Carmelo Salamone, dai più conosciuto come Carlo Salamone, nativo di Catania dove risiede e ha insegnato presso la “Casa Circondariale” di Piazza Lanza, molto legato a Leonforte, paese d’origine della sua famiglia e luogo dei suoi ricordi d’infanzia, in cui ama trascorrere gran parte dell’anno, è già autore conclamato di una decina di antologie poetiche con alcune sue più belle poesie pubblicate dalla casa editrice “Gruppo Edicom” di Certo Maggiore (Milano) e altre presenti in una raccolta multimediale di autori contemporanei tra cui Andrea Camilleri, Umberto Eco, Dacia Maraini, Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia.

  Dopo la presentazione da parte di Paolo Mineo, che è rimasto colpito dalle poesie di Carlo Salamone, piene di umanità e fede religiosa, espressioni sublimi di realtà locali quali figli di un dio minore da attenzionare per la qualità della loro produzione artistica, ha preso la parola l’autore, che, nel ringraziare i presenti e i relatori, ha posto l’accento sul sapere, senza il quale si vive nell’ignoranza, nella povertà, nella schiavitù, sulla poesia quale dono divino dall’alto valore pedagogico, affettivo, conoscitivo. Ha  letto le poesie “Il silenzio” che parla al suo cuore e non gli dà mai tregua, perché “il sipario della vita rimane aperto”, “Metti fine”, ove chiede al Signore Iddio di porre fine alla disumana smisurata follia a causa della quale “cuori di madri sono trafitti da lame”,  “Figli miei” ai quali rammenta che “la ricchezza, la vanità, il potere si sciolgono come neve al sole e solo l’armonia e l’amore rimangono forti ed eterni”.

L’imprenditrice Maria Concetta Glorioso è rimasta ammirata dalla lettura delle poesie di Carlo Salamone, un uomo e un amico del quale apprezza le doti di padre affettuoso e sposo fedele, dotato di una grande sensibilità umana. Attore e spettatore “di tante scene senza luce”, ma mai giudice e neppure moralista, modellato dall’esperienza di educatore nelle carceri, dalla fede e dalla preghiera che le hanno fatto accettare la perdita dei genitori, del fratello e della sorella. Un uomo e un poeta che non rinuncia mai alla libertà di pensiero, che preferirebbe morire all’istante piuttosto che perderla come espresso in “Perir preferirei”. Con la lirica “Così parlò” ci chiede di non esser codardi, con “La dama bianca” invita i giovani a non farsi “ammaliare” dalle cose effimere, dalle lusinghe, dalla falsa ricchezza, con “Non indugiare”, forte della sua esperienza di educatore, a non condannare chi cade nel reato ma di aiutarlo a scendere dalla croce, in “Lo Cercavo” descrive la sua ricerca interiore che lo ha condotto alla conoscenza di Dio, con “Così m’appare” vede il suo paese soggiogato come “cani bastonati dai loro rognosi ripugnanti padroni”, con la poesia “Canta”, canta e prega alla vita e alla gioia infinita.

Antonello Longo, che con l’autore ha un rapporto denso e lungo di amicizia, forte dell’esperienza ventennale di editore, sa che le realtà territoriali sono un giacimento immenso di talenti nascosti ed inespressi, che l’editore, in veste di minatore, deve portare alla luce. Per valutare e comprendere le singole opere, occorre conoscere l’autore, la sua cultura e il contesto in cui opera, quale sia la sua ispirazione e la motivazione profonda a scrivere una poesia. Il poeta parcellizza la singola parola, il suo lavoro assomiglia di più al pittore, al musicista che al narratore.

 Per essere poeti ci vuole la vena artistica che si chiama ispirazione, che è una sorgente da cui l’acqua scorre sempre. La poetica è il rapporto tra i contenuti e l’ispirazione ed essa realizza una comunicazione tra chi scrive e chi legge. La forma, il prodotto finito, va valutato. Un verso è tale quando si distingue dalla prosa. La distinzione tra i dilettanti e i pochi poeti la percepisce chi è educato a leggere le poesie.

 Carlo Salamone nella sua sfera relazionale è conosciuto come poeta. Come poeta è un fiume in piena. Il monismo della sua personalità è quello di essere un educatore animato da un principio etico, da trasferire ad altri per essere condiviso. Questo principio è la fede religiosa, da cui discende la tematica espressiva delle sue poesie, che sono belle nella concezione che lui ha della forma che deve essere utile. Una scelta di carattere estetico, giacché per un poeta è importante avere uno stile.

Carlo sceglie le parole più semplici per essere capito da tutti. Parole consuete,non elevate. Parole scarne, dirette, nelle sue poesie non ci sono metafore.

Carlo vede Dio come un’idea forza, una direttrice, una luce che dà vita, serenità pur se ci sono zone d’ombra.

Il poeta non è solo spettatore, è anche attore, usa la parola come un dardo che scaglia contro i potenti e i prepotenti. Uno stile, quello di Carlo, che, a chiusura della serata all’insegna della bella poesia, ha letto la lirica “Attore e spettatore”. Giuseppe Sammartino

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