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Il viaggio di Cunègonde, un bel libro di Enzo Barnabà di Valguarnera

 Sabato 5 maggio appena trascorso, a Leonforte, presso i locali della Villa Bonsignore, è stato presentato il libro “Il viaggio di Cunégonde” di Enzo Barnabà di Valguarnera, già pubblicato con successo in Francia nel 2007 e la prima edizione italiana nel 2010, che nel mese scorso, per la sua attualità e la bellezza della storia raccontata, è stato ristampato dalla casa editrice Siké Euno Edizioni di Emilio Barbera.

 Enzo Barnabà vive a Ventimiglia, ai confini italo – francesi, nel passato addetto culturale in Costa D’Avorio, è un appassionato del continente africano  su cui scritto dei racconti di successo.

  Il viaggio di Cunègonde è un libro avvincente che in maniera piacevole racconta del viaggio picaresco di una ragazza africana verso la Sicilia e verso la sua maturità, “di chi in Africa vive il dramma della modernità e racconta il proprio calvario di creatura attratta dai Paradisi del Nord” con un punto diverso, a dire dello scrittore Matteo Collura, “da quello dei conquistatori europei, prima, e dei colonizzatori, dopo”.

 Per dare un surrealismo al romanzo, il personaggio del libro si chiama Cunègonde perché nata il tre febbraio, festa, secondo il calendario missionario, di Santa Cunegonda.

  La protagonista è una giovane donna che, negli anni Novanta, dalla Costa d’Avorio, ha deciso di intraprendere a piedi un lungo viaggio avventuroso e tragico verso Palermo, attraversando l’Africa Occidentale e la Tunisia fino in Sicilia. In due anni, Cunégonde ha sfidato sé stessa alla ricerca di una nuova vita, tra violenze, fatica e determinazione, arrivando a Palermo già madre.

 Per gli africani la natura è espressa dagli spiriti, dai geni del mare e dell’acqua, che in Europa sono imprigionati, mentre in Africa no. Il pitone rappresenta la prigione per impedire che gli Erinni (gli istinti) si scatenino. Per gli africani le energie hanno bisogno di sogni, il tempo è una dimensione dell’anima mentre per gli europei è segnato dall’orologio e dallo stress quotidiano.

  Con gli strumenti della letteratura, Enzo Barnabà ha voluto raccontare la sua Africa agli europei. Qui è Cunégonde che funge nello stesso tempo da protagonista e da narratrice con Enzo Barnabà che appieno riesce a mettersi nella pelle del personaggio.

  Un libro, il viaggio di Cunégonde, in cui la protagonista racconta la sua vita in un picnic a Mondello ove ognuno racconta la propria storia. Quella di Cunègonde inizia dall’infanzia della protagonista, un’infanzia felice che viene sconvolta dalla separazione dei genitori.

  Lo scopo di questo libro è quello di raccontare l’Africa con gli occhi di una africana che si meraviglia che l’europeo sorride poco. Il messaggio dell’autore è quello di capire l’Africa e di sapere quello che c’è dietro ai fatti raccontati. Un atteggiamento razionale, non emotivo.

  Un romanzo antropologico, a dire di Emilio Barbera, perché racconta dei modi di vivere degli africani.

  Al termine della presentazione, il sindacalista Saro Bonamico ha raccontato i suoi tre anni passati in Senegal per costruire un sanatorio. Un contatto umano, il suo, naturale, in un paese ove i cristiani convivono molto bene con i musulmani.

  La docente in pensione Giovanna Maria ha chiesto all’autore se il cosiddetto “mal d’Africa” è diminuito, la docente Fina Sciuto qual è il suo orizzonte in considerazione del suo vissuto, mentre l’insegnante Tanina Li Calzi  lo ha ringraziato per aver scritto un libro che le ha fatto bene.

  Ora che la lotta per il cambiamento si è affievolita, Enzo Barnabà ha risposto che vive per dare un senso alla sua  vita. Giuseppe Sammartino

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