Cronaca

Enna: l’economia asfittica della città alta, l’editoriale di Mario Antonio Pagaria

In città in questo periodo si sentono molti proclami. Un po’ per autoreferenzialismo e narcisismo di personalità di qualcuno, un po’ perché è in atto la più vergognosa, bieca e vacua campagna elettorale della storia repubblicana italiana. Una campagna elettorale fatta di promesse e illusioni, al limite del grottesco, laddove le promesse hanno superato di gran lunga ogni “accettabile” (per modo di dire) parossismo. Ma non è sulla campagna elettorale che intendiamo soffermarci, non foss’altro perché abbiamo promesso a noi stessi e alla nostra modesta deontologia che parleremo di Politica (con la P maiuscola) soltanto dopo il quattro marzo.

Per adesso vogliamo parlare della situazione asfittica dell’economia di una Città alta che – al netto dei proclami pronunciati quotidianamente da alcuni politicanti, su organi di stampa, le cui “penne sopraffine”, tuttavia rispettiamo pur non condividendo- è giunta ormai al mesto livello della recita del “De profundis”, con le attività commerciali che da tempi immemori hanno cessato di produrre, con l’edilizia pubblica e privata (quest’ultima a causa dell’indotto), una delle poche vecchie risorse di circolazione del denaro sul territorio, ormai pressoché limitata a piccoli cantieri di manutenzione che occupano basse incidenze di manodopera. L’irrigidimento dell’Amministrazione verso la possibilità di parcheggiare in Centro, che sta scoraggiando ogni cittadino, perfino di ivi recarvisi per andare in una delle quattro farmacie concentrate nel raggio di 400 metri (nella popolosa Enna bassa, appena una) ed una soltanto nella zona monte dove qualche parcheggio in più, tutto sommato, ci sarebbe.

Il progressivo ed anche accettabile, poiché fa parte della libertà dell’individuo, deflagrare verso i centri commerciali del catanese presso il vicino Outlet del Dittaino, deflagrazioni, tamponate, con flebili progetti di installazioni di arte moderna in Centro storico o ammirevoli aggregazioni di cittadini in comitati di quartiere. Sono tutte iniziative ammirevoli ma che  non bastano. Così come urgono, nell’immediato, i parcheggi nella zona del centro storico, poiché, parliamoci chiaro,sono pochissimi gli ennesi che fruiscono della zona Pisciotto e si servono delle navette. E allora? Secondo la nostra modestissima opinione bisogna attivarsi per progettare e porre in opera un parcheggio multipiano nel centro storico. Ma forse corriamo troppo. Sono anni che se ne parla. Un ingegnere progettó qualcosa del genere molti anni fa, ma l’idea gli fu bocciata da masse di benpensanti che, con la solita cultura del sospetto che contraddistingue noi ennesi, lo tacció di conflitto di interesse. Perché non riprendere quell’idea? Si renderebbe così di nuovo fruibile il Centro e chissà, la gente potrebbe avere di nuovo voglia di fermarsi a fare acquisti nei negozi ivi situati. Il Cinema Grivi rischia di chiudere? La soluzione:  il Teatro Garibaldi è congestionato di spettacoli e manifestazioni.

Sarebbe sufficiente creare un’istituzione parallela con un comitato di gestione a partecipazione comunale e decentrarvi qualche spettacolo, anche per evitare che si instauri un regime di monopolizzazione che non costituisce senz’altro un bel segnale in una Società che si definisce democratica. Ma andiamo al sodo: unica vera ricchezza consolidata per la città di Enna è l’Università Kore e la piccola neonata Dunarea  de Jos ed è “assassino dell’economia cittadina” chi nega la loro funzione. Molti cittadini ci chiedono di rendere pubblico il loro pensiero e di farcene portavoci presso i Consiglieri Comunali e gli Amministratori: perché non chiedere alla Kore di decentrare su Enna alta, possibilmente in qualche locale comunale, un paio di facoltà?

Perché non chiedere con forza all’Asp di stipulare, quanto meno, una convenzione con la Dunarea de Jos per collocare i propri locali presso il vecchio ospedale? Sono domande che richiedono una risposta ma anche un’immediata attivazione delle istituzioni. In questo modo l’economia della città alta potrebbe in parte ripartire, con l’affitto di appartamenti, l’  apertura  di nuovi esercizi della ristorazione o il potenziamento degli esistenti,  con conseguente assunzione di manodopera. Avere gli studenti in città significa anche incrementare il cinema ed il teatro, organizzare eventi culturali di ogni genere. Il denaro ricomincerebbe a circolare e la situazione certamente migliorerebbe. A meno che qualcuno non abbia deciso di condannare la Città alta ad una lenta e inesorabile agonia che la condurrà inevitabilmente alla fine.

Mario Antonio Pagaria

 

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