Politica

Fine del “Crocettismo”, ecco Musumeci: “La Sicilia deve tornare a sperare”

Il passaggio di consegne tra Nello e Saro è previsto per le undici, dopo un incontro privato per chiarire il contesto. La Sala Alessi è piena già dei protagonisti di un potere che prende il posto di un altro potere che scompare. Non c’è Gianfranco Miccichè, ancora fuori Palermo, ma col presidente, ovviamente, hanno parlato e parleranno certamente ancora nei prossimi giorni, poiché tanti sono i puzzle da comporre. C’è Leoluca Orlando, nella sua qualità di sindaco che guida i sindaci. C’è Vincenzo Figuccia, c’è Giusy Savarino, c’è Marco Falcone, c’è Toto Cordaro, c’è Giuseppe Milazzo, c’è Roberto Lagalla, c’è Gaetano Armao, c’è Saverio Romano, c’è Bernadette Grasso. E ce ne saranno che non si colgono. C’è la voglia di farsi vedere e di essere visti e riconosciuti.

E c’è Saro Crocetta all’atto del suo congedo. Nello e Saro sbucano insieme per il rito della successione. Rosario, come sempre, tenta di rubare la scena. Declama: “Caro presidente, veniamo da una cultura politica per cui l’avversario non è mai un nemico. Oltretutto, tra di noi, non c’è stata una competizione a cui fortunatamente sono stato sottratto”. Leoluca Orlando, in sala, non fa una piega. Al rettore Fabrizio Micari, immolato per il Pd alle scorse elezioni e designato fortissimamente dal sindaco di Palermo, il fischio nelle orecchie – ovunque egli fosse – sarà sembrato il sibilo gigantesco di un treno in corsa. Crocetta si gusta l’ultima volta sull’ultimo palcoscenico: “Rimane l’esigenza del bene comune, dell’amore per la nostra terra, perciò le auguro buon lavoro. Ora spero di prendermi qualche giorno di riposo. Ecco il mio regalo”. Si tratta dell’immortale Goethe, con il Viaggio in Sicilia. Ecco Musumeci ed è lì che succede, in un blob. Il crocettismo scompare. Non sappiamo come sarà il nuovo inquilino del palazzo, sebbene qualche indizio si annoti. Ma il crocettismo è finito e si concede appena la passerella nella rappresentazione di un addio.

Il presidente Musumeci dunque ringrazia Crocetta per il garbo istituzionale e piazza i suoi affondi con studiato aplomb. Colpi sì, ma gentili, da fare invidia al rettore-competitore: “Abbiamo il dovere del rispetto per le istituzioni. La fiducia nella Regione è bassa, per colpe anche remote. Sono stato un leale oppositore del suo governo – Saro abbozza un sorrisetto – e ho sempre detestato i cortigiani e i cospiratori. Lei conclude una stagione difficile su cui i miei giudizi sono noti. Siamo consapevoli della gravità del momento, ma pensiamo che la Sicilia sia redimibile. La Sicilia ha il diritto di tornare a sperare e noi politici abbiamo il dovere di essere portatori di speranza. Voglio coinvolgere gli scettici e i rassegnati. La sfida la vinceremo tutti insieme”.

Ecco, dopo la proclamazione, le prime parole da presidente: “Leggo di toto-nomine e toto-assessori: è tutto falso. Sarò io stesso a comunicarvi la squadra.  Abbiamo fatto il punto della situazione con il ragioniere generale della Regione e con l’assessore designato all’Economia Gaetano Armao: la situazione finanziaria è assai grave. Deputati indagati? Io darò un nuovo stile, ci sarà un cambiamento rispetto agli ultimi settant’anni”.

Livesicilia.it

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