Cultura

“Chocolat una commedia peccaminosamente deliziosa” ha entusiasmato il pubblico di Leonforte

   il premio letterario “Città di Leonforte, XXXVI^ Edizione, la cui cerimonia di premiazione avrà luogo il prossimo sabato 2 settembre nell’arena spettacoli della vecchia stazione ferroviaria di Leonforte a conclusione d’una ricca rassegna di eventi culturali e ricreativi con l’intento di contribuire allo sviluppo culturale ed artistico della comunità leonfortese, per il secondo anno consecutivo comprende la sezione di micronarrativa, di cui è responsabile la dott.ssa Alessandra Maria, e la sezione teatrale, che si avvale della direzione artistica del prof. Sandro Rossino.

    Dopo le serate teatrali del 21 agosto con “Una Improbabile storia d’amore” e del 24 agosto con “Turi marionetta”, mercoledì 30 agosto appena trascorso la Compagnia Teatrale Costellazione di Formia ha rappresentato alla grande “Chocolat…una commedia peccaminosamente deliziosa” con la regia di Roberta Costantini e l’aiuto regia di Marco Marino.

   Un bellissimo spettacolo, quest’ultimo, pluripremiato a livello nazionale, liberamente ispirato a ‘Chocolat’ di Joanne Harris e all’omonimo film di L. Hallström premio “Sele d’Oro del Mezzogiorno” 2016 per il teatro contemporaneo, che più volte ha rappresentato l’Italia in vari Festival Internazionali.Chocolat

   La commedia “Chocolat” descrive una storia divertente e commovente, che mette alla gogna il fardello insopportabile e ripugnante del bigottismo, della chiusura mentale e dell’invidia, che, spesso con malanimo e tanta ipocrisia, risiedono nei cuori della gente e provocano, con disprezzo e senza compassione alcuna, la condanna e l’emarginazione di chi trasgredisce ed appare diverso dalla mentalità dominante nella comunità d’appartenenza oppure ospitante. Con fine umorismo,  drammaticità e momenti d’autentica poesia ben rappresentati dagli attori andati in scena, racconta, infatti, della tranquillità di un piccolo paese turbato dall’arrivo di Vianne “una straniera vestita di rosso” portata dal vento di marzo nel giorno di martedì grasso. Una donna che combatte le storture e lotta strenuamente per l’emancipazione delle donne e del paese.

   Gli aromi e i colori della cioccolateria, che, contrariamente all’ordine di divieto impartito dal borioso sindaco-conte, da Vianne viene aperta nel periodo del digiuno quaresimale, scuotono  nell’anima ogni abitante a cui sembrano sconosciuti i profumi della fantasia e della novità.

Il conte, che vuole distruggere l’erba cattiva per preservare il grano, è perseguitato dalla paura, assalito dal senso del fallimento, disprezzato da tutti, persino dalla madre, soprattutto dalla straniera e dagli zingari. Ordina a quest’ultimi di sloggiare dall’ accampamento occupato abusivamente in quanto proprietà privata perché sono libertini e senza Dio, che vanno bruciati con il fuoco e lo zolfo come Sodoma e Gomorra, il cui solo difetto, invece, è quello di essere liberi da leggi e convenzioni sociali e costituiscono grave pericolo soltanto per coloro che costruiscono attorno barriere e pregiudizi, argini sui propri cuori,

Riaffiorano, allora, prepotenti pregiudizi contro libertà, tristezza contro vitalità, rancore contro disponibilità: due mentalità, due culture si scontrano nel piccolo paese attraverso la vetrina accattivante della cioccolateria aperta dalla straniera.

Tutti dovranno trovare nuovi equilibri, ognuno con le sue ragioni, seppure limpide oppure fosche, ognuno con i suoi obiettivi. Chi alla ricerca di Dio, chi alla ricerca della felicità.

Alla fine, anche il conte, che voleva distruggere il potere malefico del cioccolato, viene travolto dal suo aroma che lo trasforma facendolo diventare buono come quando era bambino.

L’aroma del cioccolato risveglierà anche il paese. Una magia, un’anima la straniera portata dal vento, che continuerà a soffiare, ma questa volta diversamente da prima.

Per il prete Charlie, che vive applicando la legge di Dio e non quella del potente conte, una redenzione, un segno d’amore che spinge il paese a cacciare il cattivo Muscà, che teneva schiava la moglie e aveva acceso il fuoco per distruggere il campo degli indesiderati zingari. Giuseppe Sammartino.

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