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“E ora aspettiamoci l’attentato…” di Luca Galante

Il governo di questo strano Paese ha avuto un’ideona per non far pesare sulle spalle degli italiani il problema delle migrazioni dal nord-Africa ed ha varato una strategia degna del miglior (o del peggior) Gheddafi.

Primo, impedire di fatto alle ONG il soccorso in mare

Secondo, costringere la Libia di Al Serraj ad assumersi l’onere dell’accoglienza e del controllo delle coste. Con il risultato di creare in Libia dei centri di accoglienza simili a lager, di vedere le motovedette della guardia costiera libica inseguire i barconi dei migranti a colpi di arma da fuoco e di aumentare, in futuro, le tragedie in mare.

Terzo, in perfetto stile renziano, cancellare il problema dai palinsesti dei tg in ossequio al principio che se di un problema non si parla, in questo strano strano Paese, è un problema risolto.

Non mi interessa esprimere un giudizio su questo brillante piano, mi sento solo di dire che mi sembra almeno migliore di quello che qualche anno fa prevedeva la distruzione nei porti libici dei barconi prima che partissero, ma quello che bisogna rilevare è che, se funziona, in questo modo, si colpiscono gli interessi ISIS in Libia e questo ci espone a ritorsioni, cioè ad attentati, dai quali finora siamo stati immuni.

Mentre tocco ferro permettetemi alcune considerazioni su come potrebbe avvenire questo attentato.

Sulle modalità quelli dell’ISIS hanno sempre dimostrato poca fantasia: furgone sulla folla, accoltellamenti indiscriminati o una combinazione delle due soluzioni. Raramente hanno avuto a disposizione armi.

Piuttosto è interessante pensare al luogo di questo possibile attacco. Storicamente hanno sempre preferito città grandi e medio-grandi, luoghi simbolici, come chiese, e luoghi dove per una contingenza particolare potevano trovare riunita una gran quantità di persone, come il lungomare di Nizza o il concerto di Ariana Grande.

Diamo per scontato che continuino su questa linea e domandiamoci dove in Italia potrebbero mettere in atto il loro piano. Escluderei l’Italia meridionale, o quantomeno le attribuirei un basso coefficiente di rischio. Troppe sono le interazioni tra le varie comunità islamiche e le organizzazioni malavitose che certamente non gradirebbero un aumento dei controlli e delle forze dell’ordine sul territorio a seguito di un attentato.

Attribuirei un basso coefficiente di rischio anche all’Italia centrale, in particolare alle zone colpite dal terremoto. Non sarebbe degno per l’ISIS mandare uno o più “soldati” a fare un attentato in una zona già così fortemente colpita. Passerebbero da “uccisori di crociati” a “vigliacchi” che sono stati in grado di uccidere solo dei terremotati.

Fanno eccezione ovviamente le località turistiche (stile Nizza).

Roma poi è un discorso a parte. Luogo fortemente simbolico, emblema della cristianità, immagino che sia in cima ai desiderata dei terroristi e che sia tra i luoghi più sorvegliati e controllati al mondo… e non parlo dei metal detector a Piazza San Pietro. Un eventuale attentato a Roma sarebbe una débacle inaccettabile per i nostri servizi. Difficile che possa accadere ma non impossibile.

Arriviamo quindi alla mia “zona rossa”. L’Italia settentrionale, in particolare l’Italia nord-occidentale, ancor più in particolare la Liguria. Zona perfetta. Geograficamente è la continuazione di Barcellona e Nizza, ha una forte presenza di immigrati che hanno creato, soprattutto a Genova, dei veri e propri ghetti praticamente incontrollati e presenta piccole località turistiche molto frequentate. Inoltre si affaccia sul Mediterraneo ed è così vicino al confine francese che un attacco potrebbe essere, teoricamente, pianificato addirittura oltre frontiera. La malavita organizzata non ha alcun controllo sul territorio ed un attacco, soprattutto se di matrice francese, non scatenerebbe “violente reazioni” da parte dello Stato italiano nei confronti degli interessi più o meno legali dell’ISIS e dei suoi simpatizzanti in Italia.

Un gradino più in basso metterei la Lombardia, i centri con oltre 100/150k abitanti lungo la Pianura Padana e farei comunque particolare attenzione ai luoghi legati alla cristianità (gli islamici non sono gli ignoranti venditori di tappeti che tutti credono) e alle località turistiche. Porrei inoltre particolare attenzione alla Romagna nei periodi di alta stagione, alle città storico-turistiche come Bologna e Venezia ed a Torino dove l’integrazione è da sempre un problema più che altrove.

Una menzione particolare la merita poi la bellissima, incantevole città di Firenze alla quale sono particolarmente legato. Se il sindaco Nardella, in un video disponibile in rete, per prendere in giro il collega veneziano ridendo gli dice “Allah Akbar” si appoggia all’unica qualità che il mondo islamico ortodosso sicuramente non ha: l’ironia nei confronti della propria religione. Significa cercare guai, non per lui ma per la sua città…

Luca Galante

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