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L’antica storia di Calataxibetta: fino al 1818 capitale del Centro-Sicilia

Calascibetta (Calatascibetta, Calataxibetta anticamente) si eleva sul monte XIbet, ai confini del Val di Noto, nel cuore della Sicilia.

La posizione geografica è stata da sempre un punto di forza della cittadina e dei suoi abitanti; infatti è pressoché equidistante dai tre mari che bagnano l’isola.
Calascibetta offre una storia unica nel suo genere, diversificata dal proprio ambito territoriale.
Il nucleo storico mantiene il suo impianto medievale e vanta origini normanne legate a Ruggero d’Hauteville (Altavilla), dal quale ricevette un primo grande apporto allo sviluppo urbano.
Fra siti sino a ieri dimenticati e leggi speciali, la città ebbe nel passato un ruolo eccezionale e completamente diverso da quello odierno. In particolare una legge, speciale nel suo genere, fece sì che si avvalesse di privilegi e franchigie riservate a lei ed a poche altre città della Sicilia, il cosiddetto diritto della “Legazia Apostolica” o “Monarchia Sicula”. Questo diritto regio, in Sicilia, era applicabile solo alle città demaniali e fu ritenuto “la gemma più preziosa dei re di Sicilia”, grazie al quale i sovrani dell’isola dall’XI sec. al 1929 diedero vita al loro sistema di Governo Ecclesiastico, che prese il nome di “Monarchia Sicula”; da ciò Calascibetta trasse notevoli vantaggi, fino ad ottenere il 24°posto nel Parlamento Siciliano.
La Sicilia vanta il più antico Parlamento d’Europa; di conseguenza la nostra cittadina si trovò contemporaneamente ad avere rapporti costanti e privilegiati con il potere regio.
La città, inoltre, era conosciuta come una delle 57 comunità ebraiche di Sicilia. Gli ebrei vi abitarono già dal XIV secolo, in una giudecca, allora esterna al centro abitato, ed erano dediti ai commerci, all’usura e all’artigianato. La loro presenza, senza dubbio, costituiva una sorta di indicatore del tenore di vita cittadino.

I primi ritrovamenti archeologici documentati della Sicilia riguardano il territorio di Calascibetta e risalgono al novembre del 1456, quando Antonio Raffo Spatafora, Presidente del Regno, incaricò un ufficiale per eseguire scavi “…appressu la porta di la parti versu Castrogiovanni…”.
Il suo notevole patrimonio archeologico, artistico e storico è noto a pochi, i relativi reperti sono frammentati in diversi musei siciliani, sicuramente apprezzati ma attualmente non valorizzati. Torre campanaria S. Pietro
La presenza dell’uomo in questo territorio è stata documentata dall’età del rame: ne sono una testimonianza i reperti ospitati nei musei delle Sopraintendenze ai BB.CC.AA. di Enna e di Siracusa.
L’attuale centro urbano mostra segni ancora tangibili e ben conservati, come il tessuto urbano ingrottato risalente all’età troglodita e piccole tracce di quello bizantino.

Nell’851 nasce il quartiere arabo, di modeste dimensioni ed arroccato sulla sommità del monte Xibet.
Il nome Calatxibet deriva dall’arabo: il prefisso “Càlat” significa rocca fortificata dalla natura, seguito dal nome del monte Xibet, da cui è derivato nel tempo il nome “Calascibetta”.
Nella storia più recente, a partire dall’XI secolo, cacciati gli arabi dalla rocca, vi si insiediarono i normanni con il Conte Ruggero d’Altavilla, figlio di Tancredi, che scelse Calascibetta per il trentennale assedio della roccaforte di Enna. Oggi ne costituisce testimonianza la Torre Normanna, anche conosciuta come Torre campanaria di S. Pietro.

Ai normanni seguirono gli aragonesi con re Pietro II d’Aragona, il quale edificò, nel 1340, la Regia Cappella Palatina, la seconda della Sicilia, dotandola d’ulteriori feudi.
Alla città rupestre si è successivamente sovrapposta quella costruita, nascondendone alla vista la prima: sono, infatti, numerose le grotte e caverne, a volte comunicanti fra loro, scavate nella roccia, dimore di una civiltà troglodita. Queste tracce di antichi insediamenti stratificati, d’indubbio valore, evidenziano un singolare tessuto urbanistico.

Calascibetta, in quanto città libera, ebbe fino al 1818 il comando e l’autorità su sette paesi: Valguarnera, Villarosa, Villapriolo, S. Caterina Villarmosa, Caltanissetta e San Cataldo. 
È durante la dominazione spagnola che fiorirono nuove chiese e monasteri vari, di notevoli valenze architettoniche e culturali.
L’unicità di questa città si riscontra anche nel suo antico sistema viario esterno, in parte ancora oggi conservato. Erano dodici le regie “trazzere” (il termine “trazzera” significa strada diritta) che partivano da Calascibetta; quelle antiche vie, larghe 36 m. nelle dimensioni minime, avevano origine dalla città e si distribuivano a raggiera, collegandola soprattutto con i tre mari che bagnano la Sicilia.

La regia trazzera Calascibetta – Palagonia, ad esempio, passa a soli 7.5 Km dall’antica città di Morgantina, nel comune di Aidone, con la quale era collegata e ricalca l’antica strada greca Siracusa Thermai (Termini Imerese).
La Calascibetta-Licata congiungeva, invece, la città xibetana con il porto del Mediterraneo, considerato dagli spagnoli il “caricatore”, dove erano imbarcate le merci provenienti dal centro della Sicilia. Bisogna, infatti, tenere in considerazione che in quell’epoca i principali commerci prosperavano via mare e lungo le coste dell’isola. Tali strade sono un esempio dell’antica viabilità che i normanni riorganizzarono, dopo la dominazione araba.
Percorrendo pochi chilometri fuori del centro urbano di Calascibetta, s’incontrano diverse aree archeologiche, recentemente valorizzate, recuperate e fornite di parchi naturali.
Le colline e le valli del suo territorio, in qualche caso ancora selvagge, oltre a nascondere sorgenti d’acqua fresca presentano ruderi di miniere di zolfo, di mulini ad acqua, lavatoi e bevai realizzati, nei secoli passati, con gran maestria dagli scalpellini locali, utilizzando la caratteristica pietra locale denominata di “cutu” (arenaria compatta).

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